BACKSPACER
Universal

Sempre riconoscibili, i Pearl Jam: fin dalle prime note di Amongst The Waves, che Eddie Vedder affronta di petto, per poi lanciarsi nel consueto coagulo elettrico ad alto voltaggio che caratterizza una buona metà di Bakcspacer. Addio alla Sony, bentornato a Brendan O’Brien, coinvolto anche nella ristampa ad alta definizione di Ten, esordio mai dimenticato. Le energie vengono spese quasi subito, per esempio nella trascinante Gonna See My Friends, che replica all’infinito il modulo del rock-and-roll contemporaneo. I Pearl Jam, del resto, questo sono: un incrocio pesante e pensante fra le origini, il punk e quanto ha capovolto l’idea di hard nei Novanta.
Un suono da strada principale e non secondaria, comunque, dove nella maggior parte dei casi è la velocità a dettare legge: lo dimostrano il sussiego di Got Some, tanto per fare un esempio, oppure il martello percussivo di Force Of Nature che avanza all’unisono con le chitarre. Che poi in tutto questo siano le melodie (da quelle di Johnny Guitar alle armonie country-pop di Speed Of Sound, fino alla canzone più rotonda, una The End toccante senza retorica) a dettare legge non deve né può stupire: anche alle origini i Pearl Jam le hanno curate, pur nello stravolgimento strategico dei canoni. Ora che sono pure loro un canone, come affrontare questo ennesimo disco? Da fan, con sicura devozione; da critico – e scusate l’espressione, ma questo si cerca di essere, ogni tanto – con l’apprezzamento per la tenuta del lavoro nel suo complesso, di molte delle singole tracce, e con una discreta perplessità da comunicare. Nella loro intransigenza Vedder e soci raccontano storie direttamente al cuore di chi li segue: i riferimenti sono sempre più inestricabilmente interni e le rotte sonore rimangono, necessariamente, limitate.
Questo non riduce, ovviamente, molte delle emozioni del disco, che riesce ad avvicinarsi a quanto di meglio la band di Seattle abbia fatto negli ultimi quindici anni: semplicemente, non lascia margini allo stupore, sentimento importante per riuscire a volare davvero.

 

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