DEL NOSTRO TEMPO RUBATO
Santeria/Audioglobe

Tempo rubato non è stato di certo quello che è trascorso dall’uscita di Pianissimo fortissimo, tre anni fa, e il nuovo lavoro della band piemontese. In questo lasso di tempo si è sciolto un infruttuoso legame con il mondo major (episodio che la dice lunga sul fiato sempre più corto della grande discografia più che sul destino di band di culto che sembra perseguitare i nostri, ma rischiamo di andare fuori tema) e in cui si sono accumulati pensieri, riflessioni e il bisogno di raccontare e raccontarsi senza censure, stilistiche ed espressive in primo luogo. Riapprodati all’etichetta che aveva pubblicato In Circolo, i Perturbazione riversano in questi abbondanti settanta minuti un ventaglio di suggestioni, di territori più omeno distanti tra loro percorsi in una decina d’anni di carriera emersa, giocando coi generi ma anche con i cliché di una generazione di post-trentenni che secondo la vulgata comune passerebbe il tempo a lamentarsi e ad ereditare il vuoto che li ha preceduti. Tra i solchi di Del nostro tempo rubato troviamo brillanti giochi di parole al servizio di più che legittime esortazioni ad aprire gli occhi (Mao Zeitung), affettuosi omaggi al primo hardcore italiano (Vomito!), pre-war folk immaginato da Philip K. Dick (Io sono vivo voi siete morti), poetici trattati sociologici sull’adolescenza (Mondo Tempesta), amare riflessioni sul lavoro e sulle cicatrici del tempo (la title track, con quelle chitarre acustiche intrecciate e i fiati a sostenere il ritornello), ritratti senza sconto del Belpaese (L’Italia ritagliata, con un azzeccato alternarsi di arpeggi e distorsioni), la divertente La fuga dei cervelli. Ventiquattro piccole storie legate da una coerenza narrativa che si manifesta nei particolari (Le Istruzioni per l’uso in apertura, i Titoli di coda), storie che portano avanti, spesso partendo da un’intelaiatura acustica, quella sintesi di eredità rock (non solo) anglosassone e tradizione italiana – dagli XTC a Ivan Graziani passando per Deus e Notwist – che i Perturbazione sono riusciti a sintetizzare con particolare efficacia nell’ultimo decennio, affinandola a ogni disco.

tratto dal Mucchio n°671

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