PIANISSIMO FORTISSIMO
Capitol/Emi

Basterebbe sapere che “Battiti per minuto” – piccola meraviglia di misura e intelligenza, il testo non meno che la musica, contenuta in questo nuovo lavoro del gruppo piemontese e imperniata su un formidabile fraseggio di violoncello – è stata scartata da Sanremo per capire quanto il reale patrimonio artistico di questo paese sia lontano dal sedicente festival della canzone. Non siamo qui per parlare di fenomeni trash, però, ma piuttosto dei brani più recenti di un gruppo che, d’accordo, è sempre stato coccolato dalla critica, ma non ha mai ottenuto il successo che avrebbe meritato. Si dice sempre così: potrebbe essere il disco della svolta. E tuttavia, in questo caso, ce lo auguriamo davvero, siamo sinceri. Non solo perché sono passati ad una major, ma anche perché questi dieci episodi non mostrano crepe né punti deboli, e raggiungono obbiettivi importanti con una rimarchevole economia di mezzi.
Lontano dalla vena un po’ cupa e claustrofobica di “Canzoni allo specchio”, “Pianissimo fortissimo” recupera la dimensione agrodolce – la post-adolescenza nella maturità di ciascuno di noi, conflitti annessi, e oltre – de “In circolo”, con le idee se possibile ancora più chiare sul modo in cui tracciare credibili legami tra gli Smiths e Sergio Endrigo, e un lavoro di sottrazione che funziona benissimo. Al di là degli ospiti sparsi qua e là, su tutti un bravissimo Davide Rossi responsabile del quartetto d’archi beatlesiano di “Casa mia”, e della puntuale co-produzione di Maurice Andiloro, è proprio l’alchimia di base a funzionare, ricca di dettagli – la coda bandistica di una “Giugno, dov’eri?” da pelle d’oca, un congedo voce e piano che vola alto assai – e sfumature che emergono con gli ascolti. Risultato? Canzoni pressoché perfette (se la vostra idea di pop coniuga ricchezza di trama e immediatezza di melodie e parole, evitando i luoghi comuni) come “Un anno in più”, “Nel mio scrigno”, “On/Off”, “Qualcuno si dimentica”, “Controfigurine”. Così limpidi e determinati non li avevamo mai sentiti: speriamo che il messaggio arrivi forte e chiaro a tutti.

(Recensione tratta dal Mucchio n.633 – Aprile 2007)

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