Two Grains Of Sand
Ponderosa/Edel

Sulla carta, la terza fatica dell’italo-britannico (ma francese di adozione) Piers Faccini prometteva di essere un disco bifronte: parte della scaletta, infatti, è costituita da veri e propri demo, caratterizzati quindi da sonorità e arrangiamenti più scarni; il resto, invece, è stato registrato con la collaborazione del produttore Renaud Letang (Manu Chao, Peaches, Feist) e musicisti di varia provenienza. Il risultato, tuttavia, è sorprendentemente coeso, a dimostrazione di come l’artista (termine usato non a caso, visto che Piers è anche pittore) possa contare su una discreta dose di personalità: quella che, ancora una volta, gli permette di fare proprie tanto istanze appartenenti alla tradizione statunitense (folk, blues acustico ma anche una puntina di gospel) quanto a quella britannica (e qui si potrebbero tirare in ballo Nick Drake e Damien Rice), salvo poi concedersi una convincente virata verso la cosiddetta world music nella desertica “Your Name No Mor”. Lo dicevamo in occasione del precedente “Tearing Sky” (2006) e ci ripetiamo ora: uno dei pregi di Faccini è quella di saper coniugare raffinatezza e spessore, e non è dote da poco. Pur senza sussulti clamorosi, nella semi-oscurità della sera “Two Grains Of Sand” emette una luce calda e confortevole.

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