Prima che intervenisse il Diavolo, era Dio che si trovava nei dettagli, citato in tempi e modi diversi da Gustave Flaubert e Mies Van der Rohe. Se per il primo la qualità divina era nelle minuzie, per il secondo – forte del motto “less is more” – nascondere i particolari rendeva altissimo l’insieme. Nello spettro di queste due opinioni, chi si muove con grande agio è la band originaria di Abingdon, che dribblando, spiazzando e dunque reinventando ancora le logiche promozionali (ricordate il modello di pagamento libero applicato a In Rainbows?) ha pubblicato con un preavviso praticamente nullo due singoli e un nuovo album, il nono. Che A Moon Shaped Pool sia bellissimo lo diremo più avanti. Ora ci preme sottolineare il carattere rivelatore, non tanto del processo creativo del quale i Radiohead non hanno mai fatto segreto, bensì del disegno che Thom Yorke e compagni hanno iniziato a tratteggiare decenni fa, uno schizzo alla volta, suggerendo, spesso mostrando in modo sfacciato tanti piccoli dettagli. Il pubblico li ha accolti come abbellimenti o semplici bonus (il booklet nascosto di Kid A, le labirintiche ed enigmatiche pagine del sito Web…), senza comprenderne la vera natura: avvertimenti che arrivavano direttamente dal futuro. Ora che li vediamo riuniti, quei dettagli flaubertiani, quelle parole, quelle progressioni armoniche, fanno proprio il senso che Van der Rohe dava alla frase “God is in the details”: perdono contorno, si lasciano inglobare da un disegno più ampio e di cui sono parte attiva.

Come suggeriva l’artwork di Hail To The Thief, allarghiamo l’obiettivo e la vastità della mappa che si para davanti ci ammutolisce. Ora possiamo dirlo, A Moon Shaped Pool è bellissimo. Perché non racconta un nuovo sconvolgente capitolo né riassume una carriera. Mostra l’opera di cinque veri Artisti, autori di qualcosa di unico, atemporale, che sarebbe potuto uscire anni fa come nei prossimi. Per quanto possa far storcere nasi, passare dalle chitarre all’elettronica per poi giungere ai ricchi arrangiamenti di questo disco (anticipati a Natale dello scorso anno con il brano Spectre e in maniera disarticolata con Paperbag Writer nel 2003) sembra quasi ridursi a mera forma, per quanto magnifica. Se il vestito è impeccabile, è il contenuto ciò che rende grandiosi i Radiohead e trovare tra i pezzi True Love Waits, eseguito dal vivo già dall’epoca di OK Computer e presente sul live I Might Be Wrong, ribadisce il concetto. Possiamo fingerci sorpresi ma era già successo nei lavori precedenti (con Nude e Reckoner, per citarne un paio) e capiterà ancora, magari con Follow Me Around o Big Boots. C’è ovviamente molto di più e, sì, l’arrangiamento ha il suo (grosso) peso.

Se A Moon Shaped Pool è un viaggio che alterna sogno/veglia/incubo, il merito va all’ottimo apporto di Jonny Greenwood (supportato dalla London Contemporary Orchestra) e al fido Nigel Godrich che qui più che mai pare essersi divertito a frammentare i suoni, ribaltarli, ad alzare e abbassare volumi come a trasmettere messaggi in codice (un titolo tra tutti: Identikit). Le undici canzoni vibrano di vita propria, eppure ascoltarle separatamente o anche in un ordine diverso da quello originale è far loro torto, specie se teniamo conto del fatto che pur di mantenere la sequenza con cui è stata pensata la scaletta, alcune sono state rinominate per rispettare l’ordine alfabetico, dalla B di Burn The Witch alla T di True Love Waits. Non è questione estetica, non solo. È un ulteriore aiuto per decodificare l’album. Allora ci si accorge che, tra passaggi sofficemente morbosi (Daydreaming e la sua dolorosa chiusa in backmasking) e allusioni al Dichterliebe di Schumann (Glass Eyes), tra le schizofrenie di The Numbers e gli eccellenti incastri corali di Present Tense, le prime e le ultime parole
pronunciate da Yorke sono “Stay in” e “Don’t leave”. Pensare a Rachel Owen, con cui il cantante ha interrotto la relazione dopo ventitre anni, diventa l’ennesimo dettaglio che non stravolge ma regala una dimensione in più: non lo rende un disco per cuori infranti, pur riuscendo comunque a spaccarne tanti.

Commenti

Ultime recensioni Musica
four
Four Tet

New Energy

7.5

Ah, quanto sarebbe bello se New Energy uscisse come semplice white label: niente nome dell’autore, e stop....
maus
John Maus

Screen Memories

8

Quando Maus comunicò, al termine della dissertazione per il dottorato in filosofia politica, che la carriera di...
mariam
Mariam The Believer

Love Everything

7.5

“This could be the end of all the ends”, la prima spiazzante frase di Opening, traccia d’apertura...
colapesce
Colapesce

Infedele

7

Ricordo bene il momento in cui uscì il primo disco: Un meraviglioso declino. Era fine gennaio, cinque...
rabit
Rabit

Les Fleurs Du Mal

7.5

Il produttore di Houston Eric Burton è tra i capofila della nuova elettronica industrial degli ultimi anni....
cop
Elle Mary & The Bad Men

Constant Unfailing Night

7

Terzetto di base a Manchester, il progetto Elle Mary & The Bad Men esordisce sulla lunga distanza...
a2149764433_10
Courtney Barnett & Kurt Vile

Lotta Sea Lice

8.5

Sono passati 33 secondi dall’inizio di Lotta Sea Lice, una trama di  chitarre scintillanti apre alla strofa...
8693a1edc321169ba577b6ea8bcff7f1.1000x1000x1
St. Vincent

Masseduction

8.5

Tre anni fa parlavamo della “liberazione” di St. Vincent, giunta alla fase della divertita estroversione. Masseduction ne...
artworks-000234104634-7jd65k-t500x500
Indian Wells

Where The World Ends

8

Ecco, questo è un disco perfetto. Il che, per certi versi, è anche la sua problematica. Eh,...
a3585314451_16
Sequoyah Tiger

Parabolabandit

8.5

Ci aveva colpito forte con l’EP del 2016, Ta-Ta-Ta-Time. Da capogiro sin dal titolo, Parabolabandit è finalmente...
king-krule-the-ooz
King Krule

The OOZ

8

Il nuovo disco di King Krule, che arriva a ben quattro anni di distanza dall’esordio 6 Feet...
corgan
William Patrick Corgan

Ogilala

8

Parliamoci chiaro: a Corgan abbiamo concesso tante chance, più che a chiunque altro: il pessimo progetto Zwan;...
Ben-Frost--The-Centre-Cannot-Hold-album-cover
Ben Frost

The Centre Cannot Hold

8

Trattandosi di composizioni strumentali, conta l’esperienza d’ascolto: anzitutto dal vivo, se possibile (in Italia, a Club To...
the_tower_motorpsycho-1024x1024
Motorpsycho

The Tower

7

Fatecelo dire. Con una media da quasi un’uscita all’anno, quella di un altro album dei Motorpsycho in...
a0371152011_10
Chelsea Wolfe

Hiss Spun

7.5

Diventata un’artista di prima fascia, Chelsea Wolfe ha inanellato almeno tre capolavori di fila: difficile descrivere altrimenti...
file
The War On Drugs

A Deeper Understanding

8

Non solo Stranger Things. Il miglior revival degli anni 80 passa anche per la musica dei War...