Provate a fare un giro tra le recensioni di questo disco. La parola che troverete più spesso è sesso. O il vocabolario dei giornalisti musicali diventa improvvisamente povero quando si trova alle prese con sonorità languide e falsetti assonnati, oppure i suddetti giornalisti vogliono svelare l’ipocrisia che si nasconde dietro un certo tipo di composizioni: forse lo scopo principale di questa musica è davvero quello di indurre all’accoppiamento. C’è modo e modo di farlo: The Weeknd ci riesce benissimo, e nel mentre ti insegna qualcosa. I Rhye ci riescono benino, e nel mentre ti consegnano alla frustrazione.

Giunti alla ribalta con il singolo Open, i Rhye affermano subito due verità: il revival della queen of cool Sade è ufficialmente arrivato, e soprattutto puoi cantare come Sade anche se sei un uomo. I Rhye non sono un duo maschio-femmina, come verrebbe spontaneo pensare, ma il produttore Robin Hannibal e il vocalist Mike Milosh oggi di stanza a LA. Eleganti, sobri e misurati, i Rhye scrivono canzoni sull’acqua. E hanno un problema con i preliminari: credono che questi possano durare per sempre. L’album ha i suoi momenti degni di nota, Hunger ha tutti i pregi della disco intelligente degli anni Settanta, Woman introduce una nota di panico e One More Summer, oltre a ricordare da vicino gli XX, ha quegli assoli di sassofono che fanno subito mezzanotte, ma è come se tutta questa tensione non si risolvesse in un gesto significativo. The Fall dice apertamente “make love to me one more time, ma è “one more time” che stride. Perché è così facile, con queste basi eteree e sospese, far finta che non sia successo niente. Bravissimi ad alimentare l’illusione e a tenere viva l’attenzione, i Rhye rinunciano a giocare sporco per non macchiarsi di sudore. All’ascoltatore non resta che immaginare cosa sarebbe potuta essere una Shed My Blood con qualche manovra in più. La regola implicita di ogni amplesso è che qualcuno a un certo punto dia l’assalto all’altro. Qui l’assalto non succede, e non resta che rimandare i Rhye al prossimo appuntamento: il corpo non va solo cantato, va pure toccato.

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