Hitchcock cop
Robyn Hitchcock

Love From London

YEP ROC/AUDIOGLOBE
7.5

Inutile nascondersi dietro a un dito: qui al Mucchio siamo tutti molto affezionati a Robyn Hitchcock (eccezion fatta per Damir Ivic, che si dice “agnostico”). E lui ricambia il nostro – e non solo il nostro, ovviamente – attaccamento con dischi dalla qualità media incredibilmente alta. Se aggiungiamo al novero anche la produzione con i Soft Boys si supera la ventina di album “ufficiali”: e, se per contare i veri capolavori bastano forse le dita di una mano (magari abbondanti), ancora meno sono le delusioni. Ecco, Love From London non appartiene alla prima categoria, ma ci va molto vicino. Messa – solo per il momento? – da parte la stellare backing band dei Venus 3, il sessantenne inglese ha realizzato un’opera di classe e spessore, lontana dalle sue prove più psichedeliche e più folk e collocabile dalle parti di un pop raffinato di scuola Eighties (nelle tastiere, nella grana delle chitarre e nell’uso di percussioni sintetiche). Sono canzoni semplici quelle qui incluse, poco appariscenti, eppure costruite per durare: una Stupefied che poggia su un morbido tappeto di tablas, la toccante Harry’s Song per piano e violoncello, una I Love You saltellante e piena di fuzz, l’apocalissi sorridente di End Of Time, la notturna My Rain e l’orecchiabile Be Still non cambieranno la vita di nessuno, ma la renderanno migliore a molti. Noi compresi.

Pubblicato sul Mucchio 704

 

 

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