If Songs Could Be Held

Sub Pop/Audioglobe

Che la Sub Pop sia da tempo lontana dalle sonorità che ne avevano contraddistinto i rumorosissimi esordi, è un’affermazione difficilmente confutabile. Trovarsi però di fronte alla dolcezza del terzo album di Rosie Thomas, americana proprio di Seattle e vecchia amica di Damien Jurado, è un’esperienza che spiazza e lascia quasi tramortiti per la musicalità e il calore con cui si viene cullati lungo una dozzina di magnifiche composizioni. Quasi tutte impreziosite dall’accompagnamento di un pianoforte e contraddistinte da toni pacati e ritmi molto più che rallentati e soporiferi, quelli che è un vero piacere ascoltare nelle svogliate domeniche mattina di inizio autunno. La Thomas possiede una voce di una purezza tale che di fronte a “Clear As A Bell”, “It Don’t Matter To The Sun” e “Pretty Days” (la canzone che Tori Amos sta provando a scrivere dai tempi di “Boys For Pele”…) si finisce per raggiungere uno stato emozionale non troppo distante dalla catatonia che riconcilia con il mondo. E anche il duetto con Ed Harcourt in ”Let It Be Me” è una delle migliori cose passate sul lettore nel 2005. “Cantantessa” che esalta la malinconia degli addii e lo struggimento figlio del rimpianto come poche altre, la Thomas ha realizzato davvero un gran bel disco.

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