Russian-Circles-Memorial
Russian Circle

Memorial

Sargent House
7.5

Nati dall’unione fra Mike Sullivan (Dakota/Dakota), Dave Turncrantz (Riddle Of Steel) e Brian Cook (Botch, These Arms Are Snakes), i Russian Circles macinano una musica strumentale che è interessante fusione tra dilatazioni post-rock e staffilate metal.
Attualmente in tour europeo insieme a Chelsea Wolfe, con la quale condividono l’etichetta, ma già sui palchi calcati da soulmate come Tool, Isis, Boris, Pelican e Deafheaven, il trio di Chicago – diviso classicamente fra chitarra, basso e batteria, senza disdegnare l’impiego specie dal vivo di effetti e sample – vanta un’ottima padronanza delle dinamiche ed erige rocciosi muri di suono, dai quali non teme di lanciarsi in picchiata. È proprio in questa alternanza di scalate con unghie e denti e discese a rotta di collo che risiede il fascino del loro quinto album Memorial, prodotto dall’ormai fido Brandon Curtis, membro dei Secret Machines e collaboratore degli Interpol. Un’alternanza più accentuata che in passato, per rendere i momenti aggressivi quasi terrorizzanti e i momenti morbidi quasi onirici, sempre all’insegna di una cupezza apocalittica e glaciale.

Non è solo riuscito negli esiti sonori, Memorial, ma persino nella struttura ispirata ad Animals dei Pink Floyd: se là Pigs On The Wing fungeva da intro e outro, qua Memoriam e la title track – con la voce della stessa Wolfe a chiudere il rituale – permettono all’ascoltatore di arrivare a destinazione ritrovandosi nel punto di partenza. Nel mezzo, si subiscono gli imperiosi affondi elettrici e i riff martellanti di Deficit, si superano i sette minuti in stile Mogwai di 1777 e si chiudono gli occhi con i paesaggi dell’anima della sciamanica Cheyenne, per poi seppellire ogni gentilezza con una Burial alla Ride The Lightning, rituffarsi per contrappasso nel trasporto emotivo di Ethel e dare l’ultima accelerata con Lebaron. Un disco da scoprire dall’inizio alla fine e che, nel giocare a riferirsi al potere della memoria, finisce per essere l’articolo da ricordare per primo quando si parla dei suoi titolari.

Pubblicato sul Mucchio 712

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