I, FLATHEAD
Nonesuch/Warner

Storie di viaggio, in cui l’America più nascosta si racconta e suona, rinverdendo le proprie radici. A pensarci bene, l’itinerario artistico di Ry Cooder procede da sempre lungo questa linea itinerante. Era un viaggio quello descritto da “Paris, Texas” di Wim Wenders, a cui la musica dell’artista-ricercatore californiano forniva una sponda meravigliosa, e così sono stati i suoi primi passi: dopo l’esordio, “Into The Purple Valley” (1972) inaugurava una strada, polverosa e brillante, che dura tuttora, con fermate significative quali “Bop Till You Drop” (1979), “Get Rhythm” (1987), il recente “Chavez Ravine” (2005), con “My Name Is Buddy”, dello scorso anno, primo e secondo episodio di una trilogia evocativa sulla California di confine e a scomparsa che si dovrebbe chiudere con “I, Flathead”. È il progetto più dichiaratamente letterario di Cooder, che accompagna le canzoni con un racconto di un centinaio di pagine e sostituisce al rimpianto e alla nostalgia dei capitoli precedenti un tono maggiormente strambo e variegato. Vi si narrano le vicende e gli incontri del fantomatico cantastorie Kash Buk, a tutti gli effetti alter ego cooderiano.

Inevitabile, così, che in un contesto del genere abbiano avuto la meglio il ritmo e un po’ di rock’n’roll. I pezzi, ancora di più quando omaggiano direttamente Johnny Cash (uno, omonimo, cita direttamente “Hey Porter” e “Folsom Prison Blues”), sono briosi e serviti su un piatto in cui le chitarre e le voci (sporche entrambe) si accavallano felicemente. Non ha grande senso privilegiare un brano sull’altro, ma i sapori jazz di “Spayed Kooley”, quelli quasi stonesiani di “Ridin’ With The Blues” e la stralunata e sinuosa “My Dwarf Is Getting Tired”, uno dei momenti più confidenziali del disco, trasmettono bene gli accenti del tutto. Un tutto a cui partecipa, come di consueto, un fior fiore di musicisti: fra gli altri, Jim Keltner (batteria), Flaco Jimenez (fisarmonica), Jon Hassel (tromba). Uniti sulle vie di un folk-blues-rock illuminato, che non si prende la quarta stella solo per pochi, opinabilissimi dettagli. Chapeau.

Ultime recensioni Musica
jaar
Nicolas Jaar

Sirens

8.5

Frutto di un’elaborazione sofferta, e perciò non facile all’ascolto, il secondo album “ufficiale” del 26enne produttore newyorkese,...
romare
Romare

Love Songs: Part Two

8

La scorsa estate ho trascorso qualche giorno a Parigi in compagnia di un’amica, abbiamo visitato il Centro...
fiori
Alessandro Fiori

Plancton

8.5

“Ma il sole rimane dietro”, recita lo spettrale semi-ritornello di Aaron, brano introdotto dalle dichiarazioni dell’attivista informatico...
soft hair
Soft Hair

Soft Hair

7.5

La collaborazione tra Sam Dust e Connan Mockasin ha origini lontane, quando nel 2010 l’ex cantante dei...
new gen
AA. VV.

New Gen

6

Caroline Simionescu-Marin, la ventunenne editrice della webzine inglese grmdaily.com, ha impiegato ben nove mesi per assemblare i cocci...
edible woman
Edible Woman

Daunting

6

Dopo la confusione fatta sul numero attualmente in edicola, dovuta tanto alla poca chiarezza del press sheet, quanto...
BookletJEWELDBOX(4pagg)-xSito.cdr
Fabio Bliquo

Controsensi

6.5

“Volevo comporre una meditazione sul delirio e sulla follia insita nei nostri comportamenti quotidiani”. Con questa intenzione...
frank-ocean-blond-compressed-0933daea-f052-40e5-85a4-35e07dac73df
Frank Ocean

Blonde

8

È strano. Perché Blonde, uno dei dischi più attesi degli ultimi anni, sfugge a tutte le traiettorie...
Let_Them_Eat_Chaos_Kate_Tempest_Album_Cover_Final_grande
Kate Tempest

Let Them Eat Chaos

8.5

“Through the hallway, ancient wallpaper, nicotine gold, up the stairs, rickety, here, in the top flat, flowers...
sbr161-jennyhval-1440
Jenny Hval

Blood Bitch

8

In un’intervista data questa estate, con la stessa cruda onestà con cui lavora ai propri album, Jenny...
goat-Requiem-650x650
Goat

Requiem

8

Da un paio di anni campeggiano ai piani alti sui cartelloni dei festival, in America vengono licenziati...
61AG4lCxU3L._SL1215_
Nick Cave & The Bad Seeds

Skeleton Tree

9

Va alla radice, Nick Cave. Va allo scheletro, perché a volte non resta che radere al suolo...
a1895762218_10
Anohni

Hopelessness

8.5

Un protest album lo si aspettava da tempo da Antony Hegarty. Nonostante la sfilza di album firmati...
8581ba8e7275a0c8a187bc427f9ab28e
BadBadNotGood

IV

8.5

Se al secondo album ufficiale – che poi è il quarto di una produzione splendida e precoce...
tumblr_inline_ob3r9kzV2O1qbab62_540
Russian Circles

Guidance

9

C’è un momento, nella carriera di una band, che rappresenta una sorta di spartiacque, un prima e...