TRAMP
Jagjaguwar/Goodfellas

(Pre)destinata a segnare le sorti del 2012, Sharon Van Etten è una di quelle artiste che, una volta ogni tot anni, appaiono dal nulla (o quasi: all’attivo ha già un paio di discreti album, l’ultimo dei quali – “Epic” – ha incontrato i favori anche di Justin Vernon) e nell’esatto momento in cui partono le prime note di “Tramp” intuisci, a pelle, che è proprio lei che stavi aspettando. Ha tutto, davvero, per piacere e conquistare consensi, dei giovani appassionati di indie così come dei cultori, magari di mezz’età, di certo rock classico e cantautorale: una voce fuori dal comune che in qualche occasione rimanda al mellifluo ed etereo gorgo creato da Mazzy Star (“Warsaw”) e altrove cita gli ultimi venti e passa anni di pop rigorosamente al femminile (“Joke Or A Lie”), da PJ Harvey a Fiona Apple, da Cat Power ad Anna Calvi e St. Vincent in un crescendo di emozioni che contagiano; un utilizzo della chitarra, senza distinzioni tra elettrica e acustica, che sorprende per la pulizia degli arrangiamenti creati; la scelta, infine, di farsi affiancare, in un percorso che non prescinde, nelle liriche, da un autobiografico senso del dolore, da ospiti di chiara fama (underground). Se Aaron Dessner dei National le ha messo a disposizione lo studio della sua band e, convinto dai primissimi provini, ha deciso anche di produrre “Tramp”, Matt Barrick dei Walkmen l’accompagna alle percussioni e Zach Condon dei Beirut duetta con lei in un paio di brani che della dozzina rischiano di risultare i migliori. La scrittura, poi, è alta ovunque: non ci sono cali nell’essenziale ridondanza di un lavoro che vuole essere, allo stesso tempo, minimalista e pregno di quel senso del (melo)dramma che si esalta nella dolce sensualità di una ballata notturna come “I’m Wrong” e nel fanciullesco stupore di “Ask”, tre suadenti minuti semplicemente perfetti.
Non male per una trentenne che, quando ha iniziato a incidere “Tramp”, vagava senza fissa dimora e oggi rischia di prendere la residenza nel cuore dell’America più illuminata.

Gabriele Pescatore / ****

Tratto dal Mucchio n°693

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