KOÏMA
Thrill Jockey/Goodfellas

“Tra i musicisti Songhaï, Sidi è il migliore”: parola di Bassekou Kouyaté, virtuoso dello “ngoni” ormai noto al di là della cerchia degli appassionati di musiche africane e che per questo motivo ci piace pensare possa aver avuto un qualche ruolo nella (ri)scoperta del cinquantatreenne Sidi Touré da parte della Thrill Jockey, etichetta di certo non immediatamente associabile al Sahel e alle sue tradizioni. Proprio alla regione subsahariana era dedicato “Sahel Folk”, pubblicato lo scorso anno dalla label statunitense, un album di duetti registrato in casa a Gao, capoluogo della provincia più orientale del Mali: in esso, solo con voce e chitarra, Touré – già cantante dell’orchestra regionale Songhaï Stars trent’anni prima e in seguito titolare di una onorata carriera solistica – mostrava tutta la sua maestria, affiancandosi di volta in volta a musicisti ospiti. Saggio di bravura ripetuto in questo “Koïma”, che trasporta quella magia
catturata sul campo in uno studio di Bamako con tanto di ensemble (seconda chitarra, calabash, sokou e voce femminile), evocando paragoni lusinghieri con il maestro Ali Farka Touré (nelle cui vene scorreva, d’altra parte, sangue Songhaï) che non devono sembrare eccessivi: non con canzoni come la festosa “Woy Tiladio” o “Euzo”, un blues africano lento, ipnotico e nostalgico come da antichissima ricetta.

Tratto dal Mucchio n°693

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