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Sigur Rós

Kveikur

XL/Self
8

Di solito più si va avanti con la carriera, più è difficile che gli artisti riescano di nuovo a sorprendere. Sorprendono, invece, i Sigur Rós, che al settimo album giungono alla svolta stilistica più netta di sempre. Non che si siano perse certe caratteristiche fondanti, ma di primo acchito Kveikur non è così facilmente riconducibile alla band islandese, che nel mentre torna a legarsi a un’etichetta indipendente. Di certo avrà influito l’abbandono del tastierista Kjartan Sveinsson, tanto che l’apparato ritmico – Georg Holm al basso e Orri Dyrason alla batteria – riveste la parte del leone e si contrappone alla voce eterea e fanciullesca di Jónsi Birgisson. Potremmo dire che si tratta del miglior modo possibile per reagire a un cambiamento, ovvero non solo accettare quel che giocoforza avviene ma addirittura assecondarlo, estremizzarlo. Se voltare pagina è inevitabile, allora vale la pena voltare pagina davvero, insomma.
Maggiormente cupo sin dalla copertina e dunque torbido anche nei passaggi in teoria defaticanti, l’album si allontana dall’ambient del precedente, a tratti soporifero Valtari e si cimenta in campo rock: in fondo basta utilizzare con parsimonia il prefisso “post”. Provate a far partire a tutto volume il singolo Brenninsteinn, con i suoi battiti aggressivi, con le chitarre che avanzano con spavalderia senza rinunciare comunque a un considerevole minutaggio, oppure la martellante e spettrale title track. Questo innalzamento del tasso elettrico procede di pari passo assieme a cadenze che sperimentano flirt con industrial e dubstep, ma la bravura del trio è quella di stravolgersi senza rinunciare a se stessi. Ecco dunque che nei gorghi sintetici di Hrafntinna c’è spazio per i fiati, che le orchestrazioni in genere non vengono del tutto meno e che il sipario cala proprio con lo strumentale Var, punto di incontro fra pianoforte e archi a rappresentare una sorta di nuova era all’orizzonte. Un’era possibile soltanto dopo la liberatoria esplosione del geyser.

Pubblicato sul Mucchio 707, giugno 2013

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