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Snow in Damascus!

Dylar

Stoutmusic/Audioglobe
7

Per il loro album di debutto gli Snow in Damascus! prendono spunto e titolo da un romanzo di Don DeLillo, Rumore bianco. Nelle pagine dello scrittore italo-americano, il Dylar è un misterioso farmaco in grado di alleviare la più inattaccabile delle paure, quella di morire. Non sorprende, dunque, che le canzoni degli Snow in Damascus! si muovano tra paranoia latente e benessere precario, e scelgano spesso l’ipnotismo di un arpeggio di chitarra per attaccare il brusio inestinguibile del terrore. Gianluca Franchi, autore di tutti i testi della band, costruisce delle istantanee in cui tensione e calma si rincorrono fino a sfiorarsi, il tempo è una variabile esplorabile soltanto con una certa sofferenza e lo spazio un imbuto capovolto in cui è più facile perdersi che trovarsi. A farla da padrone è un folk sporcato con certe bizzarrie alla Broken Social Scene ma anche con la wave d’inizio millennio dei National (Sink With Me è il pezzo con i più chiari rimandi a Berninger e soci). La soavità di alcuni momenti (Hold Me) non stride con chitarre graffianti (In The Opposite Way) e sezioni ritmiche martellanti (Tide). In un lavoro di contrasti, il segreto non può che essere l’equilibrio, qualità che gli Snow in Damascus! dimostrano di avere abbondantemente in dono.

Commenti

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