Gli egizi chiamavano il loro paese Kemet, cioè “terra nera”, traendo spunto dal limo scurissimo rilasciato dalle piene del Nilo. I figli di Kemet, capitanati da qual mattacchione tuttofare di Shabaka Hutchings, traggono a loro volta ispirazione da una delle civiltà più antiche della storia dell’uomo, ricongiungendosi idealmente al passato più remoto. Un amplesso a ritroso che diventa anche musicale, visto che il quartetto inglese punta dritto a una mescola afrojazz stracolma di richiami funk, afrobeat, trip hop, reggaeton e chi più ne ha, più ne metta. Questo super gruppo di strumentisti assolutamente formidabili – con alle spalle due album prodotti nel 2013 e nel 2015 – ha deciso per l’occasione di darsi persino un tono punk, attribuendo a Your Queen Is A Reptile un obiettivo ben preciso: individuare delle regine alternative, che vanno dalla bisnonna di Shabaka alla baronessa Doreen Lawrence, passando per Angela Davis e Yaa Asantewaa, quest’ultima regina madre e reggente di Ejisu, situata nella regione di Ashanti nel Ghana, nonché idolo indiscusso nella seconda metà del diciannovesimo secolo della resistenza agli invasori anglosassoni, i quali faticarono non poco per deporla.

Questo è, dunque, un disco dall’attitudine riottosa, tribale fino al midollo. Il sax e il clarinetto di Shabaka fungono allo stesso tempo da condottieri e umili servitori dei vari Theon Croce (alla tuba), Tom Skinner e Seb Rochford (entrambi alle percussioni), ai quali si aggiungono di volta in volta i vocalist Joshua Idehen e Congo Natty, la sassofonista Nubya Garcia e il collega Pete Wareham, i batteristi Eddie Hick e Moses Boyd. In pratica una squadra pazzesca, che Hutchings guida con saggezza, muovendosi in territori jazz prossimi sia alle navi madre Sun Ra Arkestra e Art Ensemble Of Chicago, sia alle luminescenze midtempo proposte di recente attraverso i suoi The Comet Is Coming. Un mix che ben inquadra i nove movimenti di Your Queen Is A Reptile, ciascuno dei quali vibrante di passione propria. Prendiamo ad esempio la splendida My Queen Is Albertina Sisulu – dedicata alla celebre attivista sudafricana – e il suo crescendo irresistibile, con Shabaka in stato di grazia esplosiva nella seconda parte; oppure la ritmica adrenalinica di My Queen Is Harriet Tubman – in omaggio alla storica attivista statunitense dell’abolizionismo della schiavitù, conosciuta ai più come “Mosè della gente near” – con i suoi saliscendi da capogiro di pelli e ottoni; così come il tema di Space Is Carnival, brano dei sopracitati The Comet Is Coming, posto in apertura di My Queen is Doreen Lawrence, rallentato e strizzato a dovere in una sorta di groove psichedelico, con Idehen che canta a metà tra Jimmy Cliff e un MC old school a caso. Se i vari Heliocentrics e Yussef Kamaal hanno bussato alle nostre porte quasi in punta di piedi, i kemetici del jazz entrano fragorosamente e senza troppe cerimonie, santificando una tradizione che continua a stuzzicare persino le contee musicofile solitamente più distanti.

Pubblicato sul Mucchio Selvaggio 766

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