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SUS

Tristi Tropici

Technicolor Dischi
7

Il gruppo dei SUS (Succede Una Sega), emerso dall’underground toscano, torna con Tristi Tropici, secondo lavoro dopo Il cavallo di Troia del 2010. Il disco vede la produzione di Fabio Magistrali, che ha voluto escludere dal processo di registrazione e missaggio l’utilizzo di computer. Il risultato è un sound che si è fatto più elegante, una psichedelia sofisticata e un po’ retrò che regala al disco una veste intensa e pastosa. Un album da cui farsi avvolgere per dimenticare o viceversa ricordare i dolori dell’anima. In tre parole, un onesto spleen d’autore. La demenzialità lascia in questo caso il passo a un’incertezza del vivere che si tinge di colori malinconici. Versi come “Dovrei cambiar vita, forse vado ai Caraibi ma sono sempre stanco e ho poco tempo” e le nuance orientaleggianti della title track ricordano il giovane Battiato alle prese con Un’altra vita. Sono stralunati questi SUS, un po’ come Nanni Moretti in Bianca. Non si capisce cosa vogliano o dove vadano, forse sono qui solo per regalarci i loro squarci di vite perdenti, personaggi impagabili come il venditore di vibratori di Lungomare vuoto di Follonica. Un punto di vista ungarettiano su una realtà che sembra sempre più faticosa. L’ultima spiaggia è immaginare esistenze alternative, sogni che sappiamo già non si avvereranno mai. Tristi Tropici, appunto.

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