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Suuns

Hold/Still

Secretly Canadian/Goodfellas
9

Quattro anni da Images Du Futur e, ancora, il suono dei Suuns cambia. Dalla più pura psichedelia trattata con gli strumenti che l’illuminato combo è riuscito a recuperare nel terzo millennio, i canadesi passano ad atmosfere glaciali, muri di riverberi i cui mattoni sono costruiti sul krautrock e incentrati sui movimenti dei sintetizzatori. Non senza sorpresa – che si pensava i loro ritmi fossero ormai l’equivalente di un marchio di fabbrica, riconoscibili come il logo della Coca Cola – il risultato non solo è ottimo, ma addirittura lascia intravedere margini di miglioramento. Probabile che, a segnare il cambio di rotta, abbia molto contribuito la produzione, affidata (dopo che Jace Lasek di Besnard Lakes si era occupato dei primi due album) a John Congleton, uno che, di recente, ha fatto le fortune di St. Vincent e War On Drugs.

Fatto sta che questa dozzina di composizioni possiede un quid che conquista sin dallo straniante intreccio di rumore e pulviscolo di avanguardia che risponde al nome di Fall; Translate, invece, con l’andatura ai limiti (forse oltre) del motorik e con accenni ad una parca, conservativa elettronica, evoca gli ultimi Radiohead (in linea, peraltro, con il crescendo di UN-NO, con parti vocali molto vicine a Thom York); se Brainwash, una ballata elettrificata, si sviluppa attraverso riverberi e voce, Careful è diafana e spettrale, concupiscente e magnifica nell’accogliere una cadenza che, di nuovo, sale inesorabile. Organico nella sua lucidissima follia, imperscrutabile nella continua, incessante ripetizione dello stesso giro (Resistance, Mortise And Tenton), Hold/Still fa convergere il lato soft e quello apocalittico per generare una tensione che rimane, costantemente, viva; e pure nei lunghi momenti nei quali è la freddezza delle macchine a prendere il sopravvento, la presenza di Ben Shemie e soci – novelli luddisti – è decis(iv)a nel marcare il territorio. Se non siamo dalle parti della perfezione, poco ci manca.

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