My Father Will Guide Me…
Young God/Goodfellas

Mette giustamente le mani avanti Michael Gira, ché l’accusa di sfruttamento del marchio è dietro l’angolo, quando dice che quella degli Swans non è affatto una reunion. Anche perché, dell’organico della band che lo statunitense ha guidato tra il 1982 e il 1997 (e alla quale deve gran parte della sua fama) ci sono solo i chitarristi Norman Westberg e Christoph Hahn, quest’ultimo peraltro arrivato a gruppo già attivo e presente al fianco del titolare anche negli Angels Of Light, dalle cui fila proviene quasi tutto il resto del personale qui coinvolto (rimpinguato da ospiti come Grasshopper dei Mercury Rev e Bill Rieflin). Una line-up mista che in un certo senso anticipa quanto si può ascoltare in “My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky”: una sorta di coerente e riuscitissima sintesi delle istanze tipiche delle due formazioni, la cui unione pare essere la migliore risposta all’esigenza del leader di trovare nuovi stimoli e nuove strade dopo un periodo di apparenti secche creative.
L’apertura, con la minacciosa marcia da giorno del giudizio “No Words/No Thoughts”, è in perfetto stile Swans, così come l’assalto di “My Birth”; di contro, la ballata desertica “Reeling The Liars In” e il gospel-folk cosmico della conclusiva “Little Mouth” sono più vicini alla sensibilità messa in mostra dagli Angels Of Light. Episodi di grande fascino e intensità, che però passano in secondo piano rispetto a quelli in cui i due mondi si compenetrano maggiormente: la cavalcata elettrica che si fa folk crepuscolare in “Inside Madeline”, una “Eden Prison” prossima alla spiritualità febbrile di David Eugene Edwards, le atmosfere spettrali e insieme intime di una “You Fucking People Make Me Sick” (con alla voce Devendra Banhart e la figlia di tre anni di Gira) squarciate da una coda che suggerisce un’ipotesi di doom per fiati e pianoforte, e soprattutto l’elegiaca e nerissima “Jim”, tra Leadbelly, Nick Cave e Tom Waits. In sintesi, un disco “enorme”, dal fascino scomodo quanto irresistibile.

tratto dal Mucchio n°676

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