Nests Of Waves And Wire
Southern/Goodfellas

Proviamo, per un momento, a mettere da parte la ragione sociale (ne converrete, non particolarmente accattivante almeno se si vive nel Belpaese…) e a concentrarci, esclusivamente, sulla musica prodotta da questo duo di San Francisco. Tra l’altro, già salito agli onori delle cronache per esser stato insignito, nel 2007, del simbolico (ma non troppo) titolo di “best indie band” in virtù di un album (Us Upon Building Upon Us) che, in nuce, racchiudeva tutto ciò che oggi i Tartufi sono riusciti a sviluppare, con assoluta compiutezza. La musica, allora, perché più delle definizioni e dei generi, è ciò che davvero conta: e Nests Of Waves And Wire ci impiega appena qualche minuto a dimostrarlo – giusto il tempo di far carburare Fear Of Tall Giraffes, Fear Of Some Birds, brano che rimanda più alla scena canadese contemporanea che non a quella della West Coast – è uno di quei lavori che nasconde una sorpresa dietro ogni nota suonata, tanta la ricchezza di strutture che trovano posto su queste sette composizioni. Che, particolare non proprio insignificante, sembrano eseguite da un’orchestra di una quindicina di elementi piuttosto che da una coppia di amici che si diletta con chitarra e percussioni, oltre che con una serie di manipolazioni che rappresentano il vero valore aggiunto del progetto.
Riescono a stupire, Brian Gorman e Lynne Angel, sia nei momenti in cui la spina è staccata (e allora vengono fuori deliziosi frammenti, appunto, acustici: Engineering, System Folds) sia quando è la coralità del suono a stagliarsi maestosa sopra ogni cosa (la destrutturata batteria di Dot Dash che incrocia con armonie genialmente elettrificate che stanno esattamente a metà strada tra i Fugazi degli esordi e gli Slint periodo Spiderland). Altrove, i suoni riportano alla follia di Primus e Butthole Surfers senza che, tuttavia, l’opera perda di lucidità, in modo, al contrario, da rappresentare un ideale punto di contatto tra il meglio dell’ultimo quarto di secolo dell’indie rock americano.

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