GOODBIKE
Ala Bianca/Warner

Un cantastorie – Andrea Satta – e una band, i Têtes De Bois, che sanno musicare e raccontare partendo dal basso e arrivando talvolta molto in alto. Hanno cominciato il loro cammino sulle orme di Leo Ferré, hanno sempre preferito entrare in contatto con i rivoli delle vicende umane, piuttosto che essere autoriali a tutti i costi, in un amalgama che lambisce rock, jazz e il nostro mai abbastanza rispettato folk. Qui non c’è l’irruenza magari festosa – o comunque coinvolgente – di Avanti Pop; c’è invece un chiaroscuro che Alfonsina e la bici o La bicicletta (Yves Montand) rendono poesia, oppure ci sono le dichiarazioni di identità non troppo felici di Noi siamo il traffico. Un nitore dei suoni che colpisce al cuore, permettendo alla voce di Andrea di arrivare alle altezze a cui accennavamo prima. La vita del gregario, come è immortalata da Mia cara Miss e da La canzone del ciclista, già apprezzata in passato: un’ode insomma, alla bicicletta e al suo mondo senza fine, a cui il gruppo fornisce uno spirito libertario e privo di urla gratuite. Parecchi, come nella tradizione, i compagni di viaggio, per non perdere quel senso corale che i Têtes De Bois possono sfoggiare senza vergogna, un fiore all’occhiello che qui si accompagna al meglio della loro produzione. Al di là dell’ipertesto finale di Goodbike Extra (ventun minuti con interventi di Alfredo Martini, Marc Augé, Margherita Hack, Chris Carlsson, in tema ciclistico), il nucleo di un album del genere va oltre la (vita da) bici che elogia, che descrive e da cui fuoriesce per gettarsi in mezzo alla strada. Sono favole reali e ritratti, più che immaginari, trasfigurati, per trovare un senso di resistenza a questo tempo che tutto vorrebbe macinare. Grazie a Satta e compagni non è perduto ancora nulla: si può sognare con una Coppi di Gino Paoli e una Le bal des cols con versi regalati dall’amico Gianni Mura. E poi, ripartire, perché la salita è dura. Per tutti. Grazie, ragazzi, alla prossima curva troverete anche noi a fare il tifo.

tratto dal Mucchio n°670

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