I’M GOING AWAY
Thrill Jockey/Self

Destabilizzanti, multiformi, camaleontici. In sette anni di intensa carriera discografica, i Fiery Furnaces hanno sempre na?vigato in acque inclassificabili, mantenendo comunque ben saldo il timone di una fortissima personalità. Riassunto dei precedenti capitoli di studio: le sperimentazioni schizoidi di Bitter Tea e il rock tagliente, geometrico di Widow City avevano rappresentato un’autentica boccata d’aria fresca. A dispetto del titolo, I’m Going Away dimostra che i fratelli Friedberger ci sono ancora. I dodici brani sono stati composti fianco a fianco, con Eleanor concentrata sui testi e Matthew maggiormente votato alle musiche nonché responsabile della produzione. Jason Loewenstein dei Sebadoh ha imbracciato il basso occupandosi di registrazione e missaggio, mentre Robert D’Amico si è seduto ancora una volta alla batteria. Lo sguardo si focalizza sul pop, affrontato con una (pur relativa) semplicità rétro che non va mai a discapito della deviazione, di quella follia che alimenta un travolgente ottovolante di note. Ci si imbatte in una meraviglia di melodie e trame sonore snellite rispetto al passato, ma non mancano rocamboleschi intrecci vocali/strumentali così come prepotenti svisate di tastiere e chitarre.
Il disco più classico del duo americano allinea così traditional stravolti da ritmiche tarantolate (la title track), cabaret crepuscolare (Drive To Dallas), ballate dalle armonie cristalline (Cut The Cake, The End Is Near, Ray Bouvier e Lost At Sea), gemme di scrittura atemporale (Even In The Rain), proiettili di groove centrifugo (Staring At The Steeple), orecchiabilità d’alta classe scandita da schiocchi di dita sbarazzini o coretti contagiosi (Keep Me In The Dark e Cups And Punches), numeri al limite dello scioglilingua (Charmaine Champagne e l’estesa Take Me Round Again). Perché farlo strano è difficile oggigiorno, ma sapersi cimentare alla perfezione con la forma-canzone non è impresa alla portata di tutti. Beato chi riesce a centrare entrambi i bersagli con tale naturalezza. Dopodichè, beato ovviamente chi ascolta.

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