The Invisible
Accidental/Family Affair

Pare che Dave, Leo e Tom siano stufi, molto stufi dei paragoni coi TV On The Radio che da più parti si stanno levando. Non dovrebbero però esserlo, secondo noi; prima di tutto perché è un paragone mica male, no?, ma poi soprattutto perché una volta accostati i due gruppi non è che The Invisible, in una sfida diretta, debbano, a nostro modo di vedere, per forza soccombere. Anzi. Tutt’altro. Andando subito dritti al punto: quest’omonimo album d’esordio è folgorante. Se non si perdono per strada, è nel loro destino essere uno dei migliori gruppi rock del prossimo decennio. Rock nella sua concezione più arty ovviamente, come i TV… ops, intendevamo come i migliori dEUS, quelli che erano in grado di frullare melodie e armonizzazioni sghembe e trovate particolari con una carnosa immediatezza r’n’r. Ci sono giusto un paio di passaggi a vuoto verso la metà della scaletta (“Ok”, “Jacob And The Angel”), ma praticamente quasi tutto il resto è una meraviglia di intelligente intensità, o di intensa intelligenza. Non deve sviare troppo il fatto che il disco esca per l’etichetta di Matthew Herbert e che da Herbert sia stato in parte prodotto; non c’è praticamente nulla del suo suono e dei suoi stilemi, non c’è elettronica, non ci sono campionamenti creativi. C’è al massimo la stranezza e la voglia di giocare originale, sì; ma la mano dei tre Invisibili è forte e riconoscibile, e tra i vari pregi ha anche quello assai importante di armonizzare benissimo strumenti acustici (contrabbassi, archi, chitarre) con quelli elettrici. Ultima ciliegina: con una dimostrazione di sicurezza in sé non da poco, quelli che probabilmente sono i pezzi migliori dell’album vengono piazzati in coda. Insomma, l’avete capito, potremmo parlar bene per ore di questa uscita targata Accidental, sperando tra l’altro che l’appartenere a una label così atipica e/o poco influente in campo rock non la penalizzi: vedremo la gente come reagirà, ma veramente sfidiamo chiunque a sentire – peschiamo a caso – “Constant” e a non innamorarsi di “The Invisibile”. TV On The Radio o meno.

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