The New Year
Touch&Go/Self

Prendetela come deformazione professionale, ma ho sempre sospettato delle band che, con qualche produzione alle spalle, decidono di intitolare il nuovo album come la propria sigla sociale; ricorrere a questa soluzione – perfetta per un esordio – l’ho sempre ritenuto segno di mancanza (quantomeno) di fantasia. Ovviamente, come era stato una decina di anni fa ai tempi di “Bedhead”, anche con “The New Year” mi devo ricredere. E non solo perché nella line-up, ora come allora, ci sono i fratelli Matt e Bubba Kadane – che, quanto a creatività, proprio con i Bedhead hanno dimostrato di averne in abbondanza e di saper scrivere pagine di eccezionale intensità – ma, soprattutto, in ragione del fatto che le odierne composizioni rappresentano la più matura espressione di un suono non più alternativo e, per fortuna, non ancora mainstream. Nenie dolci e senza tempo (“Folios”, che inizia strumentale e si trasforma in ballata notturna venata di malinconia; “Seven Days And Seven Nights”, con una chitarra acustica semplicemente soave; “My Neighborhood”) da cui si evince come la compagine texana abbia modificato il proprio modus operandi: non è un segreto che buona parte di questi dieci brani siano stati creati attorno al suono del pianoforte (“X Off Days”; “MMV” che potrebbe stare, bene, su un qualsiasi album di Lou Reed del terzo millennio; “Body And Soul”) e che i ritmi siano ulteriormente rallentati rispetto alle composizioni del precedente “The End Is Near” del 2004. Fa eccezione “The Door Opens”, uno dei pochi punti di contatto con il passato: purissimo indie rock d’alta scuola che rimanda alla bassa fedeltà targata Pavement, in virtù di un’attitudine alla geometria che i Kadane Bros. non cercano affatto di celare.
Contraddistinto da movimenti tenui, a volte quasi impercettibili, e da un’eleganza che ne rappresenta il vero valore aggiunto, “The New Year” è album che cresce (e acquista valore) a ogni ascolto. Se solo suonassero così tutti i dischi di slow-core…

 

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