WINCING THE NIGHT AWAY
Sub Pop/Audioglobe

Quando con i primi due dischi si arriva a superare il milione di copie vendute, tentare di alzare un poco il tiro diventa non solo una esigenza, ma una pretesa legittima. Specie se si ha alle spalle una struttura – la Sub Pop – in grado di reggere l’impatto di numeri così elevati senza sacrificare in alcun modo la propria indipendenza. Non sorprende, dunque, che “Wincing The Night Away” sia in una certa misura più complesso rispetto a Oh, “Inverted World” (2001) e a “Chutes Too Narrow” (2003). Più ambizioso, forse, ma in una maniera sensata: nessuna deviazione clamorosa rispetto all’ormai inconfondibile pop chitarristico dalle sottili venature Sixties che ha reso giustamente il quartetto di Portland, Oregon uno dei nomi di punta della scena indie mondiale, ma una maggiore cura per la produzione e gli arrangiamenti unita a strutture compositive un poco più complesse. Meno istintività, allora, e meno sfuriate, e in cambio un suono più profondo e stratificato. Di conseguenza – nello stesso modo in cui l’iniziale “Sleeping Lessons” impiega più tempo di quel che ci si aspetta prima dell’inevitabile esplosione – sono necessari vari ascolti per entrare appieno in un lavoro a cui forse manca il brano davvero clamoroso, la “Kissing The Lipless” della situazione, ma che nell’insieme è molto più album e meno raccolta di brani di entrambi i suoi predecessori. Piano, quindi, coi giudizi affrettati, perché è solo ritornandoci sopra qualche volta – ma neanche troppe, alla fine – che si comincia ad apprezzare in pieno le melodie e gli intarsi elettroacustici di Australia, “Phantom Limb” e “Turn On Me”, le carezze languide di “Red Rabbits”, i sintetizzatori di “Spit Needles” e perfino una “Sea Legs” che divaga in territori hip e trip-hop. Un gran bel sentire, che si accompagna con la consapevolezza che per James Mercer e soci ora si aprono nuove porte, a livello sia artistico che di popolarità: il che giustifica la definizione di disco di passaggio, ma talmente shintillante da stare perfettamente in piedi anche da solo.

(Recensione tratta dal Mucchio n.630)

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