The Yards

Industrial Erotica/Venus

Il fatto che la precedente esperienza del cantante Chris Helme fosse nei Seahorses dell’ex Stone Roses John Squire fa immediatamente capire l’area entro cui si muovono gli Yards, quella di un rock saldamente piantato tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ‘70. La bella sorpresa, però, sta nel fatto che, nella maggior parte dei casi, il quintetto preferisce dare la precedenza ai sentimenti e non ai muscoli. Non che manchino i brani tirati, intendiamoci, e, anzi, quelli che ci sono (“Forget Your Regrets”, l’impetuosa “The Devil Is Alive And Well And In DC”) non dispiacciono affatto; solo che, nel computo dell’intero album, si trovano in stretta minoranza rispetto ai mid-tempo e alle ballate, tutte o quasi di stampo acustico. Questo il contesto in cui la band fa valere al meglio il proprio gusto per le melodie (“Fireflies”), per le armonizzazioni vocali, gli intrecci tra chitarre e piano e i crescendo, in una trama di rimandi che comprende gli Who come Neil Young, i Velvet Underground come i Beatles, gli Ocean Colour Scene come qualcosa dei Radiohead meno sperimentali (“On The Inside”). Non saranno originalissimi, anzi, non lo sono proprio, ma scrivono canzoni solide e, soprattutto, suonano onesti e genuini. In che, specie per chi ha gusti orientati verso il classico, dovrebbe bastare.

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