BUDDHA ELECTROSTORM
Fire/Goodfellas

Di uno che di lavoro fa il cantante degli Apples In Stereo e che (oltre ad essere, da sempre, alla guida del collettivo Elephant 6) ha prodotto un assoluto capolavoro come “In The Aeroplane Over The Sea”, personalmente mi comprerei pure un album nel quale, senza accompagnamento, elenca le formazioni dell’Albinoleffe dalla fondazione ai giorni nostri. Non so, tuttavia, se anche voi lettori date a Robert Schneider lo stesso, incondizionato credito che gli riconosce il sottoscritto. Fatto sta che “Buddha Electrostorm”, il debutto del suo nuovo progetto (all’interno del quale c’è posto anche per Craig Morris e Bill Doss di Olivia Tremor Control), è ricco di sorprese e spunti. Come da consolidata tradizione delle formazioni che si dedicano al garage e a certa psichedelia alta, l’utilizzo del suffisso “Thee” (al posto del più canonico “The”) fa, da subito, intuire quali saranno i beneficiari di un’opera che cita a piene mani Hendrix e 13th Floor Elevators (“Grit Magazine” è puro rock impastato di anni Sessanta), rincorre Beatles, Soft Machine e Grateful Dead (“Electric Flame”, “Haircut”, “Little Girl”) e, manovrando un caleidoscopio fatto di immagini in controluce, esalta la sensibilità di un musicista che, con due accordi, riesce ancora a dilatare sogni elettrificati (“She’s Coming Down”, “Saturn Daze”). In una dozzina di mosse, la perfezione.

Tratto dal Mucchio n°693

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