13 Blues For Thirteen Moons
Constellation/Goodfellas

Perennemente in bilico tra la denuncia di una umanità destinata a soccombere sotto il peso delle proprie contraddizioni e dei propri misfatti, una attitudine millenarista ereditata dal progetto che ha originato il nucleo della band, gli ormai archiviati Godspeed You! Black Emperor, e il riscatto umanistico attraverso un’organizzazione artistica do it yourself dalla solidissima e inattaccabile etica anarco-libertaria, la formazione di Montreal dal nome cangiante arriva infine alla sua prova più matura. Non che i lavori precedenti fossero meno determinati e disperati di questo, anche perché l’intensità è sempre stata l’unica cifra espressiva possibile per Efrim e soci, ma questa volta il suono, rafforzato dall’ingresso dietro ai tamburi del devastante Eric Craven, proveniente dai compagni di scuderia Hanged Up, alimenta un fuoco di fila inaudito e mai come ora elettrico, se possibile ancora più violento delle esplosioni orchestrali dell’Imperatore Nero. Non crediamo che il motivo di una tale compattezza risieda nel fatto di aver messo su nastro composizioni ampiamente collaudate dal vivo: è l’intensità che si intravede nei testi (1.000.000 Died To Make This Sound parla con commovente umanità e senza scivolare nella retorica del cimitero di morti e fallimenti di cui è lastricata la storia della musica) a richiedere una tale forza, che si manifesta attraverso richiami agli abissi tribali ed elettrici dei primi Amon Duul II o degli High Tide diluiti – si fa per dire – in geometrie che stanno tra il folk e l’hardcore cannibale targato The Ex. E c’è una canzone, soprattutto, ad averci lasciati senza fiato, la conclusiva Blindblindblind, ballata che ci ha ricordato nel mood la struggente malinconia di Refugees dei Van Der Graaf Generator. Stessa sensazione di bilico, stessa volontà di aggrapparsi comunque a qualcosa che forse non c’è ma ci tiene in vita, la speranza.

Recensione tratta dal Mucchio 644

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