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Thee Silver Mt. Zion

Fuck Off Get Free...

Constellation/Goodfellas
8.5

Quella volta che Lester Bangs seminò il terrore in un banchetto radical chic di NY posando White Light White Heat sul piatto con il volume alzato a stecca, tanto per vedere quanti dei fighetti che ronzavano intorno alla Factory fossero davvero pronti per quella roba. Somministrare lo stesso trattamento punitivo oggigiorno sarebbe doveroso ancorché maledettamente complicato: troppe le feste da guastare e troppi pochi i candidati a gruppi-antidoto. I Thee Silver Mt Zion potrebbero fare al caso nostro, così grezzi, alieni, diversi da tutto il resto che diviene lecito chiedersi se non siano effettivamente – pericolosi. Ciascuno dei loro dischi potrebbe servire altrettanto bene la causa, eccetto forse il precedente Kollaps Tradixionales, che rendeva esile lo stile dei nostri nel tentativo di alleggerirlo. Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything ritrova la giusta coesione, con l’organico ridotto a cinque, un solo volume anziché due (in termini vinilici), sei tracce distribuite lungo due lati e cinquanta minuti e spiccioli. Misure restrittive, perfino riduttive se avvicinate alle proporzioni gargantuesche che appartengono ai Godspeed You! Black Emperor. Ma non è più tempo per i complessi di inferiorità: nato da quella scapola, il collettivo è cresciuto per altre strade, i testi e le voci fanno da valore aggiunto.

Take Away These Early Grave Blues è un anatema da gridare in coro, Little Ones Run una litanìa travestita da ninna nanna, in Rains Thru The Roof… suona uno struggente requiem per Capital Steez, rapper dei Pro Era morto suicida a diciannove anni; Austerity Blues mantiene la promessa del titolo e innalza un mantra ad una Terra stanca: “Lord let my son live long enough to see that mountain torn down”. Difficile imbattersi in qualcosa di altrettanto poetico, politico, apocalittico insieme. Roba così forte non si trova facilmente in circolazione, e di sicuro non agli apericena: portatecela voi, e suonatela finché anche l’ultimo invitato non avrà lasciato la festa.

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