Goodbye Bread
Drag City/Self

Con gli altri membri della vivacissima scena di San Francisco di cui fa parte (Thee Oh Sees, Sic Alps, The Fresh & Onlys, Sonny & The Sunsets, Kelley Stoltz), il ventitreenne Ty Segall condivide sia la passione per il pop-rock degli anni 60 (e in misura minore 70) che l’iperproduttività. In pochi anni di carriera discografica, infatti, lo statunitense ha prodotto da solo o in compagnia un numero decisamente alto di album, ep, singoli e cassette, rendendo operazione improba tentare di tracciarne un percorso. Tanto vale allora partire da questo esordio su Drag City, perfetta porta d’ingresso per un mondo di canzoni semplici quanto riuscitissime nella loro orecchiabilità: acidule caramelle di psichedelia lo-fi a tinte garage, in cui robuste dosi di quelle distorsioni sature e di quelle sonorità sporchissime tanto care – senza allontanarci troppo nel tempo – anche a Wavves e irregolari aperture acustiche degne del Beck degli esordi sono protagoniste insieme a efficaci melodie di stampo lennoniano di uno scalcinato quanto vivace menage a trois, a cui ben presto ci si ritrova assuefatti. Al punto che il disco in questione non solo si è conquistato già da settimane un posto fisso nel lettore di chi scrive, ma sembra aver tutte le intenzioni di conservarlo ancora a lungo.

tratto dal Mucchio n° 684/685

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