No Line On The Orizon
Island/Universal

Il tempo passa per tutti: accettarlo e farne una poetica dignitosa è un grande pregio, oggi, degli U2. Dopo un’attesa fatta di molte chiacchiere e supposizioni, il loro nuovo album è arrivato. Si credeva che lo avrebbe prodotto Rick Rubin, poi si è saputo che sarebbe ritornato Brian Eno, convenientemente assieme a Daniel Lanois, e infine ai due si è affiancato pure Steve Lillywhite. Nomi pronti a garantire continuità e profondità artistica ai pezzi (dei quali sono spesso indicati addirittura come coautori), ma pure, per molti versi, ripetizione del passato, all’infinito.
“No Line On The Horizon” è invece almeno una sorpresa spiazzante, se non del tutto bella. Il singolo – “Get On Your Boots” – fa parte del rock più fratturato di questi tempi, arriva a riecheggiare persino i Muse, e insinua qualche dubbio sul ritorno, in grande stile, dell’elettronica fra le passioni di Bono e soci. Accade però esattamente il contrario: siamo di fronte a un lavoro tornito, che ha momenti di assoluta poesia (“Breathe”, per esempio), sempre a un passo dalla stucchevolezza, e momenti di pop esemplare (“White As Snow”, “Moment Of Surrender)”, che mescolano soul, r’n’r e le radici della band. La chitarra abbandona volentieri il tintinnio a cui siamo stati abituati per decenni (in verità lo aveva già fatto, ma con risultati barocchi e poco incisivi), la voce riesce, quasi incredula lei per prima, a volare alto. Non c’è la temuta maniera, insomma: piuttosto, c’è un gruppo che ribadisce le sue appartenenze e il lusso di non aver fretta, di farsi produrre con un’attenzione ai dettagli sempre meno invalsa, nei tempi del digitale, che lega il disco ai Beatles, per la dedizione mostrata in studio. “Magnificent”, “Unknown” “Caller”, “I Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight” possiedono lo smalto per non farsi discutere; la dolorosa “Cedars Of Lebanon” apre le porte a qualsiasi congettura sulla vita privata di Paul; il tutto non si può accusare di particolari furbizie o compiacenza nei confronti delle attese dei fan. Semmai, una mancanza di quella verve che solo i ventenni possiedono, quando scappano da casa.

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