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Ulver

Messe I.X-VI.X

Kscope/Audioglobe
8.5

Figlio di una performance del 2012 che vide coinvolti gli Ulver in compagnia della Arctic Opera di Tromsø e i ventuno elementi dell’Orchestra Filamornica, Messe I.X-VI.X è l’ennesima conferma di quanti e quali passi in avanti siano stati compiuti dalla band norvegese che, con dieci album all’attivo e una carriera ventennale alle spalle, ha saputo spostare la propria cifra stilistica in modo lucidamente estremo, assolutamente congruo. I sei brani di questa loro ultima fatica, mix di musica contemporanea, alea e minimalismo, potrebbero non suonare come un’assoluta novità per chi già li segue da tempo, ma contrariamente al passato, in cui volenti o nolenti ci si confrontava con una forma canzone riconoscibile, in questo caso ci troviamo di fronte ad un flusso sonoro compatto, con poche concessioni alla vocalità epica di Kristoffer Rygg (la stupenda Son Of Man, la conclusiva Mother Of Mercy). La lunga apertura di As Syrians Pour In… richiama i fantasmi evocati da Gorecki e la sua Sinfonia No. 3 per stessa ammissione del gruppo, ma non possono sfuggire le similitudini con i primi lavori di GY!BE e A Silver Mt. Zion. Glamour Box (Ostinati) disegna paesaggi sonori che avrebbero fatto la felicità di Philip Glass mentre Noche Oscura Del Alma regala incubi in odore di plunderfonia. Questo è il lavoro di una band in assoluto stato di grazia.

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