Villagers cop
Villagers

{Awayland}

DOMINO/SELF
7.5

Quella dei Villagers è una storia giù sentita: nati come progetto solistico (nello specifico del dublinese Conor J. O’Brien), dopo aver pubblicato l’album di esordio (Becoming A Jackal, 2010) sono diventati, complice l’attività live, un gruppo dall’organico più o meno fisso. Con in più, in questo caso, un paio di graditi bonus: una candidatura ai “Mercury Prize” e un “Ivor Novello Award” per la title track del debutto. Rispetto al quale {Awayland} perde forse appena un poco in freschezza, guadagnando però in ampiezza di vedute. Al suo interno, infatti, si passa con facilità estrema dalla ballata acustica (The Lighthouse, In A Newfound Land You Are Free) al funk più candido e meccanico (l’apertura di Passing A Message) e dal pop più propriamente detto (Nothing Arrived, Rhythm Composer) a crescendo a un passo dal rumore (il finale di The Waves), non mancando di imbattersi in tocchi elettronici e orchestrali e lasciandosi a tratti guidare da un’urgenza espressiva incontenibile. Non si riscontra spesso una simile capacità di gestire tanto materiale e di creare canzoni dai cambi di passo e umore così inaspettati e al contempo coerenti, e i vari punti di riferimento a cui di volta in volta capita di pensare (Frames, Bright Eyes, Grizzly Bear) sono in realtà più suggestioni che modelli copiati pedissequamente; fossimo in voi, li terremmo d’occhio.

Pubblicato sul Mucchio 702

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