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Wooden Shjips

Back To Land

Thrill Jockey
8

Lo premetto, non sono la persona più adatta per recensire un disco dei Wooden Shjips. Con fedeltà partigiana, reputo la formazione americana una delle ragioni per le quali, dalla metà dello scorso decennio, si è assistito alla ripresa della scena psichedelica che ha sfornato, senza soluzione di continuità, band e produzioni oltre ogni più rosea aspettativa. Aggiungete che l’indiscusso deus ex machina, Ripley Johnson, è un musicista che, pure nei progetti collaterali, ha la capacità di incantare con ritmi di certo derivativi ma aggiornati alle esigenze del terzo millennio (le opere di Moon Duo, in tal senso, valgono più di mille parole), ed ecco che la già bassa asticella di obiettività che mi è rimasta, va definitivamente a farsi benedire.

Anche perché tra i loro album – con Back To Land siamo a quota sei, comprese un paio di raccolte dei primissimi, introvabili singoli – non riesco a trovarne nessuno, pure sforzandomi, meno che eccellente. Non certo West, vecchio ormai di un paio d’anni, che con lo stesso Back To Land ha numerosi punti di contatto, quasi che questo rappresenti il fisiologico seguito di quello: influenzati dalle condizioni meteo trovate nell’Oregon (decisamente peggiori rispetto alle californiane), gli otto movimenti coniugano l’elettricità dei Settanta (Back To Land, Servants) con il profumo delle distorsioni, la sporcizia di qualche frenetico spunto garage (In The Roses) e il desiderio di dilatare gli spazi in modo che i suoni si aprano verso il cosmo con un percotente furore (Ghouls) che, alfine, si scioglie in appassionato abbraccio (Ruins, Other Stars, These Shadows, che sale oltre i cinque minuti e sembra la più radiofonica delle composizioni).

La missione è portata a compimento, ecco il principale merito che ai Wooden Shjips va riconosciuto, con un’anima melodica (non dico pop, che potrebbe apparire blasfemo…) dalla disarmante semplicità; come se fosse naturale, per chi con le chitarre sperimenta, generare atmosfere lisergiche con grazia tale da perdersi nell’ossessiva ripetizione.

Pubblicato su Mucchio 712

 

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