XENIA RUBINOS
Xenia Rubinos

Magic Trix

Jaba Jaba/Trovarobato
7

Da Brooklyn a “Trovarobato – I Barbari”, la collana che l’ingegnosa etichetta bolognese ha inaugurato poco tempo fa per presentare artisti escluivamente stranieri. Ecco il percorso di Xenia Rubinos, che senz’altro vanta la bizzarria tra le sue principali caratteristiche e si rivela per curiosa coincidenza affine a una band italiana appartenente alla scuderia della stessa Trovarobato, ovvero gli Honeybird & The Birdies. Una bizzarria, dicevamo, che non va comunque a discapito della padronanza sonora, che rende più saporito un songwriting tutto sommato abbastanza elementare e istintivo, fatto principalmente di filastrocche atipiche, tagliuzzate e ricucite da un’autentica cittadina del mondo.

Prendete la capacità di destrutturare il pop-rock moderno, propria di nomi come Tune-Yards e St. Vincent, e sommate una tendenza alla contaminazione ad ampio raggio, rintracciabile in cadenze esotiche, in una voce soul che gioca però a farsi punk e nell’utilizzo di più lingue. Brani come Help, Ultima o Pan Y Cafe divertono all’insegna di una schizofrenia stilistica che sintetizza minimalismo strutturale e ricchezza di idee decorative, ritmi sostenuti e melodie policrome. La padrona di casa smanetta sulle tastiere, accompagnata dall’italiano Marco Buccelli alla batteria, che produce con lei il tutto, e da Adam Minkoff al basso, cosicché strumenti concreti e basi elettroniche trovano un rispettabile punto di incontro. Nella dozzina di brani, lavorati in maniera talmente accurata da risultare alla fine concettualmente omogenei a dispetto delle innumerevoli variazioni, c’è spazio anche per la rielaborazione di un paio di brevissimi traditional, a rivelare le origini cubane della musicista. Sebbene a tratti possa richiamare alla mente soluzioni inevitabilmente già sdoganate da altri, la capacità di miscelare gli ingredienti denota carattere e apertura di vedute. Il piccolo trucco di magia può dirsi quindi riuscito: Magic Trix è un buon album di esordio.

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