DUST LANE
Mute/Self

Sono ormai trascorsi un bel po’ di anni dalla “favolosa maledizione di Amélie” che ha rischiato di trasformare Yann Tiersen in un impeccabile calco di sé stesso, facendolo quasi coincidere con il proverbiale compositore un po’ colto e un po’ popolare, buono per ogni occasione, che i più immaginano ogni volta che viene nominato. Per prendere le distanze dal film di Jeunet, e da quella pur memorabile colonna sonora che d’altra parte gli ha consentito di raggiungere il grande pubblico, il Nostro – che comunque, va specificato, non ha mai prodotto musica meno che interessante – ha cercato, in seguito, di percorrere nuove vie: ha moltiplicato il numero degli ospiti e diversificato ulteriormente il mood degli spartiti (in “Les Retrouvailles” del 2005, ad esempio), oppure – scelta che non ci ha mai convinti del tutto – ha affrontato i palchi ricollocando il proprio repertorio in quella dimensione rock che aveva frequentato a inizio carriera, imbracciando spesso la chitarra . In Dust Lane affrontiamo l’ennesimo cambio prospettico, e il tutto assume l’aspetto maturo di una convincente sintesi: ci immergiamo in un suono denso e stratificato che ricorre ad insoliti sintetizzatori e a nebbiosi (ma pure un po’ increspati) muri di suono che fanno venire in mente, a tratti, i Sigur Rós, un suono che permette, tuttavia, di vedere in filigrana le tracce degli archi e degli strumenti acustici, l’anima folk bretone di Tiersen. A tratti il cielo del Finistère (in particolare l’isola di Ouessant, estrema propaggine della Bretagna, dove sono state registrate molte di queste tracce), si rannuvola, ed è in uno dei momenti più bui, “Chapter 19”, che il compositore trova nell’amico Matt Elliott l’interprete ideale del proprio lato oscuro. Elliot ritorna nella antiretorica ma comunque politica “Palestine” (gli Ex di “State Of Shock” ammorbiditi ma non slavati), ma il brano più toccante, perfetto per i titoli di coda, è probabilmente “Fuck Me”, dolcissima a dispetto del titolo: uno dei tanti contrasti riusciti di questo album.

tratto dal Mucchio n°676

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