ODD BLOOD
Mute/EMI

Entrati nell’ultimo scorcio del decennio, si può giungere alle prime conclusioni generiche: se nessuna corrente specifica ha dominato le scene, i sentieri sonori più (ri)battuti sono stati da una parte il folk e dall’altra la psichedelia. Sentieri che gli Yeasayer – provenienti da una città, New York, che ha sfornato parecchie nuove proposte di valore – hanno percorso in maniera obliqua, capovolgendo non pochi diktat. Dato di fatto importante: Anand Wilder, Chris Keating e Ira Wolf Tuton vivono ben calati nel presente, dove l’originalità consiste soprattutto nell’assemblare gli ingredienti a propria disposizione in maniera spiazzante. Si tratta di uno stravolgimento attuato sul corpo della forma-canzone che non può che dare frutti prelibati, se perseguito con fermezza nell’architettare le strutture, sapienza nel destreggiarsi fra radici e modernità, ingegno nel disseminare dettagli eccentrici. Ciascuna con le proprie caratteristiche, è ciò che stanno continuando a fare le band più innovative degli ultimi tempi: dagli Animal Collective ai Fiery Furnaces o ai Liars. Odd Blood si differenzia dall’esordio All Hour Cymbals del 2007, spostandosi verso un’elettronica variopinta e melodie maggiormente pop, a parziale discapito delle sfumature etniche. Per tornare al punto di partenza: adesso i tre musicisti americani si vestono di neopsichedelia, mettendo in gruccia i panni dei freakettoni filo-folk. Il risultato è una pozione meticcia, da distillare in quaranta minuti di note psicomagiche: dall’orecchiabilissimo singolo Ambling Alp – che nel relativo video evoca cavalieri neri, pugili incappucciati dai volti di vetro e altre stramberie – sino a tracce che perseguono ritmiche ballabili, come le irresistibili O.N.E., Rome e una Mondegreen con spruzzate sperimentali di fiati. Fra ataviche voci filtrate (The Children), fantascientifiche rotte corali (Madder Red), ballate oniriche (I Remember), rituali gospel-funk (Love Me Girl), arabeggianti misticismi (Strange Reunions). Stabilire un contatto è d’obbligo, quando si parla di proposte contemporanee non ancora classificabili in toto.

tratto dal Mucchio n°667

 

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