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Yellow Moor

Yellow Moor

Prismopaco Records
8

Gli Yellow Moor  sono Silvia Alfei e Andrea Viti. Lei, performer e artista visiva, ha collaborato con tanti coreografi e registri nostrani e internazionali; lui, produttore e bassista, ex Afterhours, ha all’attivo una lista di collaborazioni importanti: Battiato, Hugo Race, Mark Lanegan e Greg Dulli, per citarne solo quattro. Come tanti, il duo si è sentito soffocare da una Milano opprimente e claustrofobica e ha deciso di ritirarsi in un casale nella campagna lombarda per lavorare anima e corpo al primo disco omonimo. Il risultato sono dieci tracce che si susseguono l’un l’altra in maniera così fluida e naturale che sembra non poter essere altrimenti.
Yellow Moor è un album di rara intensità, dove ogni secondo ha la giusta misura. È un cerchio quasi perfetto che si apre con l’esplosiva Castle Burned e si chiude con la malinconica Yellow Flowers, le cui prime battute ricordano Space Oddity. Le influenze sono tante e miscelate con la sapienza di chi assorbe e assimila per creare qualcosa di nuovo.  È un alternative rock pennellato di stoner e insoliti picchi di dolcezza, come nella bellissima Out Of The City in cui sembra aleggiare lo spettro compiaciuto di Lanegan. È un disco che all’estero potrebbe incantare tantissimi e da noi rischia di passare inosservato. La soluzione è una sola: ascoltatelo, e innamoratevene.

 

 

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