NATI PER SUBIRE
La Tempesta/Venus

Pur rimanendo sempre estremamente riconoscibili, fino a questo momento gli Zen Circus avevano realizzato dischi abbastanza diversi tra loro, nell’ambito di un cammino di crescita e progressiva maturazione fatto di deviazioni magari non radicali ma comunque significative. Nati per subire, settimo album del trio pisano, si colloca invece in diretta continuità rispetto al precedente Andate tutti affanculo (2009), per almeno due motivi: anzitutto perché anch’esso è interamente cantato in italiano; poi, perché prosegue lungo la strada della contaminazione tra spessore compositivo cantautorale e osservazione sociale del quotidiano. Ove però lì era la rabbia, fin dal titolo, il punto di vista che qui prevale è quello, rassegnato, di chi sa di avere ormai perso la propria battaglia col mondo.
Una sorta di “ciclo dei vinti” (se ci passate il parallelismo verghiano) per raccontare il quale Appino, Ufo e Karim fanno sfoggio di una profondità e di una raffinatezza che lasceranno di sale quanti vedono in loro solo dei busker un po’ sporchi e volgarotti.
Continuano a non avere peli sulla lingua, certo, ma si dimostrano
capaci di invenzioni di gran classe: nelle liriche, spaccati di vita
vissuta o verosimile efficaci e sovente controversi, e nelle musiche, dove si incontrano il folk-punk degli esordi e un elettrico rock metropolitano. Tanto che, se in Ragazzo eroe e Nel Paese che sembra una scarpa si scorge ancora l’influenza dei Violent Femmes,
L’amorale è acidula come lo erano i Pixies, I qualunquisti si appoggia su un ritornello inconfondibilmente punk e le chitarre sul finale de Il mattino ha l’oro in bocca non sono così distanti da quelle delle cavalcate liquide e abrasive dei Mogwai. Un lavoro scomodo, forse, per i temi che tratta (e per come li tratta), ma anche per questo importante, oltre che pienamente soddisfacente: proprio ciò che ci si aspetta da – ormai possiamo dirlo – una delle formazioni più rilevanti dello Stivale.

Tratto dal Mucchio n° 687

Ultime recensioni Musica
sleaford_mods_english_tapas_grande
Sleaford Mods

English Tapas

7

Premessa: devo dire che li adoro. Più della musica in sé, la formula: due mosche da pub...
d166aff3-ccc5-45fd-8422-947a77c8b156
Grandaddy

Last Place

8

“Why would we ever move? / Damned if we do / Dumb if we don’t / End...
Noveller-A-Pink-Sunset-For-No-One
Noveller

A Pink Sunset For No One

8

Che il progetto da solista dietro cui si cela Sarah Lipstate sia figlio tanto di Glenn Branca...
LoyleCarner-YesterdaysGone-3000x3000_600_600
Loyle Carner

Yesterday's Gone

8.5

Guardandola attraverso i suoi video, l’esistenza che racconta Loyle Carner vi sembrerà di averla già vista vivere...
thexx-iseeyou
The xx

I See You

9

Non hanno rivali, oggigiorno, negli ascolti da cameretta delle ragazze e dei ragazzi: la “generazione xx”. C’è...
baustelle cover-album
Baustelle

L'amore e la violenza

8

Preparatevi: è un album fuori di testa, L’amore e la violenza. Come oggigiorno manda fuori di testa...
jaar
Nicolas Jaar

Sirens

8.5

Frutto di un’elaborazione sofferta, e perciò non facile all’ascolto, il secondo album “ufficiale” del 26enne produttore newyorkese,...
romare
Romare

Love Songs: Part Two

8

La scorsa estate ho trascorso qualche giorno a Parigi in compagnia di un’amica, abbiamo visitato il Centro...
fiori
Alessandro Fiori

Plancton

8.5

“Ma il sole rimane dietro”, recita lo spettrale semi-ritornello di Aaron, brano introdotto dalle dichiarazioni dell’attivista informatico...
soft hair
Soft Hair

Soft Hair

7.5

La collaborazione tra Sam Dust e Connan Mockasin ha origini lontane, quando nel 2010 l’ex cantante dei...
new gen
AA. VV.

New Gen

6

Caroline Simionescu-Marin, la ventunenne editrice della webzine inglese grmdaily.com, ha impiegato ben nove mesi per assemblare i cocci...
edible woman
Edible Woman

Daunting

6

Dopo la confusione fatta sul numero attualmente in edicola, dovuta tanto alla poca chiarezza del press sheet, quanto...